Alle spalle del teatro Massimo, dietro l’insegna poco visibile, nascosta tra le fronde degli alberi che costeggiano la via Volturno, si cela un locale piccolo ed intimo, che racconta, attraverso le foto in bianco e nero appese sui muri, le tradizioni e gli usi di un passato ormai dimenticato. Entrando, la prima impressione, è stata di trovarsi in una trattoria tradizionale, ma subito dopo, quando il titolare, il sig. Massimo Guardì si è avvicinato al nostro tavolo, ci siamo sentiti accolti in modo così gentile e educato, mai invadente, tanto da prepararci ad assaporare con gusto le piccole prelibatezze della cucina siciliana fatta in casa. Il menù comprendeva portate di antipasti, cucinati come ai tempi delle nostre nonne, fra i quali: le focaccine con acciughe e fettina di limone, le panelline e broccoletti in leggerissima pastella, un “superbo” macco di fave e finocchietto accompagnato da crostini di pane, una delicata caponata, le immancabili olive verdi e pomodori secchi, ecc. Dopo un equilibrato intervallo, calcolato ad arte per assaporare e commentare i piatti appena portati, ecco arrivare le cassatelle di pasta fresca ripiena di ricotta freschissima, proveniente da Belmonte Mezzagno, e zucca rossa, il tutto guarnito con pomodorini. Che dire, una vera delicatezza. Ad accompagnare le pietanze, un corposo buon vino rosso della casa. Già satolli, rinunciando ad una serie di prelibatezze, non poteva mancare il dolce. I cuddureddi con crema di ricotta e miele, per me, una sfoglia pasticciera, imbiancata da un velo di zucchero, con crema di caffè e cioccolato, per mio marito. Dulcis in fundo, un allorino, il cui aroma e profumo farebbe impallidire la migliore delle nonne. E’ stata un’esperienza sicuramente da ripetere, che ci ha permesso di vivere e trascorrere una serata lontano dai soliti circuiti per scoprire in pieno centro storico di Palermo questa gradita sorpresa.
Voto:
Tania Gandolfo
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